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Operativo in Lettonia il Battle Group NATO EFP con 160 militari italiani

Il Battle Group NATO in Lettonia ha guida canadese

Si è schierato in Lettonia il contingente militare italiano del battaglione multinazionale (Battle Group) NATO a guida canadese. Vi fanno parte 160 soldati. Tra questi c’è una compagnia di fanteria del Nono reggimento “Bari” di Trani, equipaggiata con i Veicoli Blindati Medi (VBM) “Freccia”, e ulteriori assetti per l’autonomia logistica-operativa. Il loro arrivo è stato salutato con una cerimonia, a cui ha preso parte il capo di Stato maggiore della Difesa (SMD), generale Claudio Graziano.

L’EFP è nata al vertice NATO di Varsavia. Ci sono 4 Battle Group in Estonia, Polonia, Lituania e Lettonia

La nascita dei Battle Group NATO risale al vertice dell’Alleanza Atlantica a Varsavia dello scorso luglio. A seguito della deteriorata percezione della sicurezza e su specifica richiesta da parte dei Paesi Baltici e della Polonia, la NATO ha deciso di rafforzare la propria presenza sul fianco est dello spazio euro-atlantico, varando una misura di Enhanced Forward Presence (EFP). Questa contempla lo schieramento di 4 battaglioni: Estonia, Polonia, Lituania e Lettonia, di cui appunto fanno parte i militari italiani. Peraltro anche il comandante del NATO Joint Force Command (JF) di Brunsumm, al quale è affidato il controllo operativo dei quattro Battle Group, è un connazionale: è il generale Salvatore Farina.

Il Battle Group NATO in Lettonia è l’ultimo a diventare operativo

Il battaglione NATO a guida canadese in Lettonia è l’ultimo a diventare operativo, dopo quello sotto comando britannico in Estonia, quello in Lituania a guida tedesca e quello statunitense in Polonia. L’EFP costituisce un rafforzamento del principio di deterrenza dell’Alleanza lungo il fianco est. Nonché una chiara dimostrazione della determinazione nell’assolvere la missione primaria di sicurezza collettiva, a favore dell’integrità territoriale euro-atlantica contro ogni possibile aggressione e minaccia. Peraltro, è anche un segnale di riaffermazione della coesione e della solidarietà, quali valori fondamentali e centro di gravità della NATO.

Il capo di SMD: Italia partecipa a EFP come segnale concreto di solidarietà verso Alleati che percepiscono una minaccia accresciuta vicino ai propri confini

“l’Italia, come membro responsabile della NATO, ha deciso di partecipare con propri assetti militari all’EFP, interpretando tale misura come un segnale concreto di solidarietà nei confronti di quegli Alleati che, per una serie di concause, percepiscono una minaccia accresciuta in prossimità dei propri confini – ha sottolineato il generale Graziano nel suo intervento -. Peraltro, l’EFP rientra nel novero di quelle misure che l’Alleanza ha varato dinnanzi al proliferare di minacce alla sicurezza. Tra queste figurano anche le iniziative per l’irrobustimento del fianco meridionale, che ci riguardano direttamente, come la costituzione dell’Hub per il sud e il lancio dell’Operazione ‘Sea Guardian’ nel Mediterraneo”.

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