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Lettonia, le crepe nella Svizzera baltica: Riga travolta da scandali e corruzione

Ilmars Rimsevics, governatore della Banca centrale lettone dal 2011 e membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea dal 2014, anno in cui Riga è entrata nell'eurozona, è stato arrestato dall'Authority anticorruzione nazionale (Knab) con l'accusa di aver intascato una mazzetta da 100mila euro. Come se non bastasse, contemporaneamente, l'Associated press ha pubblicato un'inchiesta bomba rivelando che era proprio Rimsevics "l'alto funzionario lettone" che, secondo una causa legale depositata presso la Commissione sugli arbitrati della Banca Mondiale, avrebbe cercato di "estorcere denaro" alla banca lettone Norvik. Non solo. Rimsevics sarebbe anche sospettato di passare segreti alla Russia a causa dei suoi frequenti viaggi nella Federazione e, in particolare, di una sua foto del 2010 in compagnia di Dmitrij Pilshchikov, allora capo dell'Istituto di ricerca sulle tecnologie dell'informazione, oggi sotto sanzioni Usa. Rilasciato due giorni dopo su cauzione e interdetto dalle sue funzioni, Rimsevics si è dichiarato innocente e si è rifiutato di dimettersi come chiedevano il ministero delle Finanze e dell'Economia. Le banche come Norvilk, ha detto, starebbero cercando di liberarsene perché ha provato a rendere il settore più trasparente. Persino con minacce di morte. La crisi di Ablv e l'arresto di Rimsevics non sono però che gli ultimi scandali a investire la Repubblica baltica da appena due milioni di abitanti. Sin dal crollo dell'Urss, la Lettonia si è presentata come l'alternativa di lingua russa alla Svizzera diventando in poco tempo la meta privilegiata del denaro proveniente dall'ex Unione sovietica. Spesso, però, si è trattato di denaro sporco. L'adesione alla Nato e all'Ue nel 2004 e all'eurozona dieci anni dopo l'hanno anche resa un attraente "ponte finanziario tra Est e Ovest". Su 24 banche, oggi 12 sono dedicate principalmente o esclusivamente a servire i non residenti. I depositi esteri contano quasi la metà del totale e quasi il 40 percento del Pil lettone. E l'80 percento fa capo a compagnie e individui dei Paesi ex sovietici della Comunità di Stati Indipendenti (Cis) e, in particolare, alla Russia. Tutto liscio fino al cosiddetto "scandalo Magnitskij", dal cognome dell'avvocato russo Serghej Magnitskij arrestato in Russia nel 2008 e morto in carcere poco dopo. Fu lui il primo ad accusare la Lettonia di riciclaggio. Aveva scoperto una frode da 230 milioni di dollari ordita da funzionari e poliziotti russi ai danni del fondo d'investimenti Hermitage Capital. Parte del denaro sottratto era passato per sei banche lettoni. Il 2014 è stato invece l'anno dell'inchiesta "The Russian Laundromat". Documenti diffusi dal consorzio di giornalismo investigativo Occrp hanno mostrato che 20,8 miliardi di dollari erano stati sottratti illegalmente dalla Russia e che circa 13 miliardi erano passati per la "lavatrice" lettone. Da allora molte banche estere si sono rifiutate di condurre transazioni con Riga. L'anno dopo è stata la volta della frode bancaria moldava. Un miliardo di dollari è sparito in una settimana dai tre maggiori istituti finanziari della Repubblica di Moldavia, pari al 10 percento del Pil del Paese. Secondo un rapporto del colosso delle investigazioni Kroll, gran parte sarebbe stata "centrifugata" in Lettonia per finire in qualche sicura destinazione nascosta. Sotto la pressione internazionale, le autorità lettoni hanno infine lanciato un'operazione di pulizia. Lo staff del Dipartimento antiriciclaggio è salito da quattro a 14 persone. E i regolamenti del settore finanziario sono stati irrigiditi. Ma, a dispetto delle rivendicazioni di Rimsevics, tra le cui competenze da governatore centrale rientra la nomina del presidente dell'ente di vigilanza delle banche, le punizioni sono state lievi.Gli ultimi due scandali rischiano ora di lambire Francoforte. Il fatto che siano stati gli Stati Uniti a lanciare l'allarme su Ablv, una banca dell'eurozona, ha infatti evidenziato le lacune dei regolamenti della Banca centrale europea che lascia ai singoli Stati la responsabilità di regolare la lotta al riciclaggio. E non poco imbarazzo stanno creando i sospetti di corruzione e collusione con i russi su Rimsevics che la scorsa settimana è tornato al lavoro per il Consiglio direttivo e l'8 marzo volerebbe a Francoforte per partecipare a uno dei regolari incontri come se niente fosse se non gli fosse stato revocato il divieto di lasciare il Paese. Sebbene non sia chiaro quanto siano fondate le accuse, come ha osservato un attuale editoriale di Bloomberg, uno scandalo è qualche cosa che la Bce non può permettersi di ignorare: la cattiva reputazione di un singolo membro può infangare la reputazione di tutto il consiglio direttivo.