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Scandalo banca di Lettonia: il ruolo dei servizi segreti russi

Il governatore della banca centrale lettone, nonché membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea, Ilmars Rimsevics, arrestato con l’accusa di corruzione – poi rilasciato su cauzione – sarebbe un bersaglio dei servizi segreti russi.

Rimsevic è imputato di avere preteso una mazzetta da non meno di 100 mila euro. Rimsevics, 52 anni, sedeva nel Consiglio direttivo della Banca centrale europea dal 2014 quando la Lettonia ha adottato la moneta unica. Le ingerenze dei servizi segreti russi con il suo arresto sono state rese note da un’indagine dell’Associated Press secondo cui Rimsevic, in qualità di membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea, è in possesso di informazioni decisive che riguardano l’andamento del mercato. Rimesvic inoltre, dice il report, è governatore della banca centrale in un ex stato sovietico che entrando a far parte della NATO ha irritato Mosca.

“Non sono amico del sistema bancario in questo paese”, così ha detto Rimsevics ai suoi legali professando la sua innocenza mentre il primo ministro lettone Maris Kucinskis lo ha invitato a dimettersi. Dal canto loro i russi non commentano queste nuove accuse arrivate sul caso Rimsevic.

Così il portavoce del presidente russo Putin, Dmitry Peskov. C’è da dire che tra Russia e Lettonia vi  una stretta e losca correlazione: dal 2011 al 2014, le banche lettoni hanno contribuito a trasferire denaro sporco fuori dalla Russia per un totale di 20 miliardi di dollari, così come ha reso noto caso soprannominato “La lavatrice russa”.

Così a Bloomberg Bill Browder, un gestore di fondi il cui avvocato, Sergei Magnitsky, è sttao trovato morto in una prigione di Mosca dopo essere stato imputato di una frode fiscale da 230 milioni di dollari da parte dei funzionari lettoni.