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situazione economica

L’andamento dell’economia lettone rispetto allo stesso periodo del 2008 ha subito un’ulteriore forte flessione recessiva sulla scia della crisi che ha colpito l’economia globale. La Lettonia sta attualmente utilizzando le varie tranches del prestito di 7,5 mld. di Euro concessogli da diverse istituzioni erogatrici (il FMI 1,7 mld, l’UE 3,1 mld e gruppi di Paesi tra cui gli Scandinavi, Estonia inclusa, per 1,9 mld di Euro la Polonia, la Repubblica Ceca e la BERS 0,4 mld e la Banca Mondiale 0,4 mld) al fine di sostenere l’economia. Per accedere ai finanziamenti è stato richiesto al Paese di razionalizzare e ridurre in modo sensibile la spesa pubblica e stimolare ed aiutare l’economia anche attraverso una serie di riforme strutturali, per giungere al rafforzamento del potenziale di crescita economica.
Il PIL, a prezzi costanti, ha fatto segnare un rilevante calo del 18.4% al giugno 2009 in rapporto allo stesso mese dell’anno precedente. Tale decremento è stato causato da un fortissimo calo della domanda interna e dal calo degli investimenti di capitale fisso lordo.
Il tasso d’inflazione medio, che risultava essere nel 2008 mediamente intorno al 15% , è sceso al di sotto della soglia del 5% (4,7%), nonostante l’aumento dell’IVA e delle accise introdotto ad inizio anno dal governo lettone. La domanda interna è anch’essa franata sotto la spinta della grave crisi.
La produzione industriale ha continuato a contrarsi ormai per il settimo trimestre consecutivo a causa della crisi che ha duramente colpito anche i mercati vicini e con i quali la Lettonia ha tradizionalmente un rapporto di interscambio forte, come Russia, Germania e Paesi scandinavi (Svezia e Danimarca in testa).
Il potere di acquisto della popolazione residente è diminuito sensibilmente anche sulla scia dell’ormai ristrettissimo accesso al credito, dei tagli degli stipendi sia pubblici che privati, della crescente disoccupazione e della sempre più bassa fiducia nei mercati internazionali. Il salario mensile lordo è alla fine del giugno 2009 pari a 673,0 euro contro i 678,7 euro del giugno del 2008 ed i 681,5 euro del 2008, con una progressiva diminuzione, quindi, del 0,8%.
La bilancia dei pagamenti nel corso dei primi sei mesi del 2009 ha registrato un miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anche se continua a presentare ancora un deficit dovuto, principalmente, allo squilibrio della bilancia commerciale. Quest’ultima ha fatto registrare un saldo negativo di Euro 870.6 milioni, in netto miglioramento rispetto all’anno precedente quando il saldo negativo era stato dell’ordine di 2.159,2 milioni di Euro. A fronte di ciò si è però registrato un calo degli investimenti esteri diretti e dell’afflusso di altri capitali a lungo termine, che nel passato contribuivano a compensare parzialmente il deficit commerciale.
La crisi economica ha nell’ultimo periodo di riferimento notevolmente aggravato la situazione dell’occupazione in Lettonia. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto nel giugno 2009 il 16,7%, rispetto al 6.3% dello stesso mese dello scorso anno. Alla disoccupazione di natura strutturale, relativa a quelle persone, tra quelle più adulte, che hanno una formazione professionale acquisita durante il periodo sovietico, che non è compatibile con le richieste di un’economia moderna di mercato, si è aggiunta ora nuova disoccupazione di coloro che hanno perso il lavoro nell’ultimo periodo e che sono spesso anche ben qualificati. La maggior parte dei disoccupati in Lettonia si trova in tale condizione da meno di un anno e la disoccupazione è distribuita in maniera non omogenea sul territorio. Nella capitale si continua a riscontrare dei livelli di disoccupazione più bassi, mentre nelle regioni orientali, invece, si raggiungono dei tassi che raggiungono e superano anche il 30,5%(nella regione di Ludza, Rezekne e Balvi). A parte Riga, la disoccupazione nelle città tende ad essere più alta che nelle aree rurali, dove la maggior parte delle persone si dedica all’agricoltura in piccole proprietà.
Gli esperti prevedono per il 2010 un probabile ulteriore lieve aggravamento della situazione occupazionale, che vede la Lettonia tra i paesi dove si registrano i più elevati tassi di disoccupazione dell’intera Unione Europea.
A partire dall’1.1.2005, data in cui la Lettonia ha aderito al meccanismo di cambio ERM2, in vista del passaggio, auspicato, all’Euro, che dal 2008 è ora slittato al 2012-2014, il cambio ufficiale è stato fissato in Lats 0,702804 per 1 Euro. Nonostante le forti tensioni cui il cambio è stato sottoposto a causa della crisi finanziaria e della speculazione internazionale, la Banca Centrale ha sempre sostenuto ed ha ultimamente confermato che manterrà il Lat all’interno di una banda di oscillazione di o – 1% (anche se ERM2 ufficialmente consentirebbe un’oscillazione di 0 – 15%). Al riguardo va segnalato che la Banca Centrale gode di una forte credibilità e che le sue riserve di valuta straniera coprono completamente la base monetaria. I prestiti ottenuti dalle IFI consentono inoltre al Paese di resistere meglio alle tensioni valutarie e di mantenere il cambio, nell’auspicio di poter rientrare nei parametri di Maastricht in un periodo ragionevolmente breve (al più tardi appunto nel periodo 2012-2014).
Il settore bancario lettone, composto da 23 banche commerciali, tra cui il gruppo italiano Unicredit che ha rilevato la HVB Vereinsbank, e che negli ultimi anni si era considerevolmente rafforzato, contribuendo positivamente alla stabilità macroeconomica del Paese, ha subito alla fine dello scorso anno una sostanziale battuta d’arresto a causa della crisi finanziaria internazionale. Caso emblematico quello della Parex Banka, terzo istituto di credito lettone, nazionalizzato nel novembre del 2008 per evitarne il fallimento con un investimento a carico delle finanze pubbliche inizialmente pari a 354 milioni di euro.
Parex Banka è ora in mano all’Agenzia lettone per le privatizzazioni, che possiede il 70/3% del capitale, mentre la Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo ne possiede il 25%. Ultimamente alcuni acquirenti privati, probabilmente di origine russa, avrebbero dimostrato un certo interesse a rilevare l’Istituto di credito lettone.

Il PIL lettone ha fatto registrare, a prezzi costanti, fino al 2007 un tasso di crescita di oltre il 10%, mentre nel 2008 ha purtroppo registrato una brusca frenata rispetto all’anno precedente attestandosi all’1,6% nel primo semestre del 2008. La forte espansione economica, guidata in passato da una forte domanda interna, si e’ pertanto decisamente arrestata per via della sfavorevole congiuntura economica che si e’ avvertita nel 2008.
Gli investimenti continuano a crescere, anche se ad un tasso inferiore rispetto agli anni scorsi ed è pertanto poco probabile che raggiungano i valori registrati nel biennio 2005-2006; potrebbe, di conseguenza, verificarsi anche un calo nelle importazioni, che consistono principalmente in beni strumentali per gli investimenti. Nel secondo semestre del 2008 si prevede un ulteriore rallentamento del PIL, con un tasso di crescita annuo che sembrerebbe indicare una crescita negativa pari al -1%. Le previsioni per i prossimi due anni non sembrerebbero essere floride ed indicherebbero un periodo di recessione. I primi segni di ripresa sono previsti tra la fine del 2009 ed il principio del 2010.
L’inflazione continua a mantenersi ad un livello elevato, il più alto fra i Paesi baltici, anche se le misure poste in essere dal Governo per contrastarla hanno fatto registrare una lieve flessione. Ciò è stato determinato tra l’altro dalle turbolenze che si registrano nei mercati finanziari mondiali. Nel 2008, secondo le previsioni del Ministero dell’Economia, l’inflazione dovrebbe attestarsi ad un tasso medio intorno al 14%.
La produzione ha fatto registrare una discreta performance, grazie a un ritorno della domanda in alcuni mercati europei. Il Paese ha ulteriormente incrementato l’interscambio commerciale con la Lituania, primo partner commerciale. Anche con la Russia si conferma una buona performance, mentre si registrano delle crescite percentuali rilevanti per Danimarca ed Olanda. L’Italia rimane stabile mentre l’interscambio con il Regno Unito subisce in termini percentuali la maggiore flessione.
Il potere d’acquisto della popolazione residente si mantiene ancora piuttosto basso, anche a causa del considerevole livello dell’inflazione. Il Governo aspira a farlo crescere per adeguarlo al livello medio dei Paesi UE, possibilmente nell’arco dei prossimi anni, riducendo la disoccupazione attraverso una significativa riduzione degli oneri fiscali per il mondo imprenditoriale. Il salario lordo medio mensile nel settore privato è stato pari nel secondo trimestre di quest’anno a 661,63 facendo registrare un incremento del 25.67% per lo stesso periodo dell’anno scorso.
Il divario di reddito si sta colmando ad un tasso relativamente basso rispetto agli altri neo-membri dell’UE che invece stanno progredendo più rapidamente. Gli analisti economici affermano che il processo è stato frenato dall’ancoraggio del Lat all’Euro e dall’alto tasso di inflazione registrato nel corso degli ultimi due anni.
La bilancia dei pagamenti presenta un consistente deficit dovuto, principalmente, ad un sensibile squilibrio della bilancia commerciale, che nel secondo trimestre del 2008 ha fatto registrare un saldo negativo di oltre 2 milioni di Euro. Gli investimenti diretti esteri (IDE) e l’afflusso di altri capitali a lungo termine continuano a compensare parzialmente tale deficit.
Il debito pubblico totale, che nel 2007 era di Euro 1.929 milioni, nei primi sei mesi del 2008 ha raggiunto l’ammontare di Euro 2.292 milioni (2,66% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).
Per quanto riguarda la disoccupazione, le cifre fornite dall’Istituto Lettone di Statistica indicano un tasso del 7,2% (dato riferito al terzo trimestre 2008), in lieve aumento rispetto al periodo precedente. La disoccupazione ha principalmente natura strutturale. Molte persone, tra quelle più adulte, hanno una formazione professionale acquisita durante il periodo sovietico, che non è compatibile con le richieste di un’economia moderna di mercato. La maggior parte dei disoccupati in Lettonia si trova in tale condizione da più di un anno e la disoccupazione è distribuita in maniera non omogenea sul territorio. La situazione di massima occupazione si riscontra nella capitale, dove al contrario spesso si registra anche carenza di manodopera (spesso compensata dai paesi vicini come Ucraina e Bielorussia), soprattutto per quanto concerne le mansioni meno qualificate. Le regioni orientali, invece, raggiungono tassi anche oltre il 20% (nella regione di Ludza, Rezekne e Balvi). A parte Riga (con una disoccupazione pari al 3,5%), la disoccupazione nelle città tende ad essere più alta che nelle aree rurali, dove la maggior parte delle persone si dedica all’agricoltura in piccole proprietà. Il tasso di disoccupazione in Lettonia si è peraltro lievemente ridotto nel corso del 2008, principalmente a causa della fuoriuscita di manodopera verso altri Paesi.
A partire dall’1.1.2005, data in cui la Lettonia ha aderito al meccanismo di cambio ERM2, in vista del previsto passaggio all’Euro l’1.1.2008 (poi rinviato a causa dell’elevato tasso d’inflazione), il cambio ufficiale è stato fissato in Lats 0,702804 per 1 Euro. La Banca Centrale ha annunciato che manterrà il Lat all’interno di una banda di oscillazione di 0 – 1% anche se ERM2 ufficialmente consente un’oscillazione di 0 – 15%. La Banca Centrale non dovrebbe avere difficoltà a mantenere la stabilità dei tassi di cambio, in quanto gode di una forte credibilità e le sue riserve di valuta straniera coprono completamente la base monetaria, rendendo difficili gli attacchi speculativi contro il Lat.
L’alta inflazione ha reso inattuabile l’adozione della moneta unica entro la scadenza prevista del 2008, data che è stata procrastinata almeno fino al periodo 2012-2013.
Negli ultimi anni il settore bancario lettone si e’ considerevolmente rafforzato ed ha contribuito positivamente alla stabilità macroeconomica. In Lettonia operano attualmente 23 banche commerciali, tra cui il gruppo italiano Unicredit che ha recentemente rilevato la HVB Vereinsbank.
Tre grandi gruppi bancari (Parex Banka, SEB-Unibanka e Hansabanka, ora Swedbank) dominano il settore, che sembra essere per ora solo lievemente interessato alla crisi finanziaria d’oltreoceano. La Parex Banka e’ stata recentemente nazionalizzata a seguito di una ondata di prelievi che ha messo l’istituto bancario in seria difficoltà. Non si registrano ulteriori interventi statali a favore del settore e seguito della recente crisi finanziaria internazionale.

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