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Prospettive

Attualmente la Lettonia si sta caratterizzando per una crescita economica piuttosto lenta; di conseguenza, il governo sta cercando di attuare dei piani in vista di una ripresa. Tuttavia, le prospettive non sono delle migliori. L’economia lettone nel prossimo futuro sarà determinata dal Programma del Fondo Monetario Internazionale varato nel dicembre 2008 e volto alla stabilizzazione economica; si tratta di un programma con una durata pari a 27 mesi. Tuttavia, come già accennato i progressi delle riforme strutturali saranno limitati; questo potrebbe portare a mettere in discussione alcun aspetti delle stesse.

Il grande deficit fiscale rappresenta al momento il più grande ostacolo all’ingresso del paese nella zona euro; il governo ha annunciato che dovrebbe riuscire a restringere tale deficit al 3% del Pil nel 2012 in vista dell’adozione della moneta unica europea nel 2014 ma è facile, viste le premesse, prevedere che questa deadline slitterà ulteriormente (almeno al 2015).

Il budget 2009 è stato emendato dal Parlamento a giugno 2009 quanto questo ultimo ha stabilito un nuovo target pari al 10% del Pil (rispetto al 5% iniziale); inoltre sono stati effettuati tagli alle spese di 500 milioni di Lat per evitare la dilatazione del deficit. Le entrate dovrebbero diminuire a dispetto degli incrementi nella tassa sul valore aggiunto di gennaio. Il bilancio 2009 scenderà del 18% e le spese saranno più alte; di conseguenza il deficit raggiungerà l’11% del Pil.
La BoL (Banca della Lettonia ovvero la Banca Centrale) è piuttosto preoccupata per gli squilibri che stanno caratterizzando l’economia lettone. La Bol ha già ridotto la riserve ratio con un termine di più di due anni dall’8% al 6% e ha annunciato un ulteriore taglio fino al 5%. La politica monetaria rimarrà piuttosto repressa nel prossimo biennio. Inoltre, a maggio 2009 la Bol ha tagliato il tasso di refinanziamento dal 5% al 4%.
Considerando che la crescita del Pil si è contratta del 19,6% nel secondo trimestre 2009, non ci sono segni che facciano intravedere una ripresa economica: su base annua la produzione industriale è diminuita del 17,8% a giugno e le vendite al dettaglio sono calate del 29% a luglio.
Si prevede che l’economia continui a rallentare: nel corso del 2009 i consumi rimarranno minimi e la crescita dei prestiti diminuirà notevolmente; in particolare, i consumi privati diminuiranno a causa della disoccupazione e dei salari più bassi e anche gli investimenti saranno ridotti dal calo delle importazioni. La situazione migliorerà solo in parte nel 2010 (il Pil si contrarrà del 17% nel 2009 e del 4% nel 2010).
L’inflazione in Lettonia è stata alimentata dall’aumento dei prezzi dei beni alimentari e delle risorse energetiche; comunque, da un picco pari al 17,9% registrato a maggio 2008, l’inflazione sui prezzi di consumo è poi diminuita attestandosi, nel mese di agosto, al 15,7%. Un forte calo è stato poi registrato a luglio 2009 quando l’inflazione si è attestata al 2,5%. Si prevede che l’inflazione continui a diminuire al 3,3% nel 2009 seguita nel 2010 da una deflazione dell’1,75.
Il deficit in conto-corrente nel primo trimestre del 2009 si è attestato all’1,1% del Pil. Nel corso del 2009-10, come già accennato, le esportazioni diminuiranno così come le importazioni; di conseguenza il deficit commerciale si restringerà nel 2009 così come nel 2010 in quanto, in questo secondo caso, la ripresa delle importazioni sarà comunque compensata da una buona crescita delle esportazioni. Il surplus in conto-corrente dovrebbe dunque attestarsi al 2,5% del Pil nel 2009 e 2,7% del Pil l’anno seguente.

Il governo lettone sta cercando di individuare delle misure efficaci per rendere possibile una crescita economica più sostenuta. Il piano approvato a marzo 2007 punta alla diminuzione dei valori relativi all’inflazione (che rimane una delle più grandi preoccupazioni) nonché all’introduzione di misure che possano alleggerire il surriscaldamento economico. A partire dalla seconda metà del 2008, in realtà, l’inflazione dovrebbe iniziare a diminuire anche se i suoi livelli rimarranno sostenuti (si prevede il 13,2% per l’intero 2008); nel 2009, invece, dovrebbe attestarsi al 7%di conseguenza, tale condizione impedirà, con buone probabilità, alla Lettonia di entrare nella zona euro prima del 2012-2013.
Il bilancio del 2008 prevede un surplus del PIL dell’1%; tuttavia una simile prospettiva sembra improbabile a causa della più lenta crescita economica del paese.
Una delle più grandi preoccupazioni della Banca Lettone (BoL) è stata rappresentata, negli ultimi anni, dal surriscaldamento economico; di conseguenza, la BoL ha deciso di aumentare il suo tasso di rifinanziamento di 200 punti base tra luglio 2006 e maggio 2007, con il tasso al 6%. Comunque, ora che l’economia sta rallentando, la preoccupazione della BoL è di evitare un brusco passaggio.
La crescita del PIL, in effetti, è crollata dall’8,1% dell’ultimo trimestre 2007 al 3,6% nel primo trimestre 2008. Di conseguenza, per tutto il 2008 consumi e finanze saranno deboli così come la crescita del credito, la crescita dei consumi e degli investimenti. Allo stesso tempo, la crescita delle importazioni subirà una decelerazione mentre quella delle esportazioni rimarrà sostenuta. La crescita del PIL per tutto il 2008 dovrebbe attestarsi al 2,4% per poi arrivare al 3% nel 2009, grazie ad un miglioramento generale dell’economia a livello mondiale e ad un picco nel settore degli investimenti. Il rischio più grande per l’economia lettone sarà rappresentato dalla domanda interna che potrebbe indebolirsi ulteriormente.
Nell’ambito dei tassi di cambio si prevede che la BoL continui a mantenere la valuta nazionale nella banda stretta contro l’euro. Inoltre il rafforzamento dell’euro, combinato con gli alti livelli di inflazione in Lettonia, genererà un deprezzamento della valuta lettone rispetto a quella europea nel 2008.
Infine, sul piano della bilancia commerciale, le esportazioni nel periodo 2008-09 si indeboliranno leggermente, mentre le importazioni, a causa del forte calo della domanda interna subiranno un calo netto. Il deficit di commercio diminuirà così come il surplus dei servizi a causa della scarsa performance che caratterizzerà il commercio di transito. Si prevede che il deficit in conto corrente sarà pari al 13,2% del PIL nel 2008 e al 10% del PIL nel 2009.

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