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Storia

Storia contemporanea

Nel corso del primo Ottocento nasce e si sviluppa l’associazione dei Giovani Lettoni (Jaunlatviesi) che rivendica clandestinamente l’indipendenza culturale, politica e linguistica della nazione lettone: durante e dopo la rivoluzione di febbraio (1905) si intensifica l’antizarismo, ma alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, la Lettonia ottiene privilegi considerevoli dalla Russia: autonomia amministrativa e creazione di otto reggimenti militari. Il patto di Brest – Litovsk del marzo 1918 (che garantisce al Kaiser il controllo di Livonia e Curlandia), viene annullato con la sovietizzazione della Russia e le truppe tedesche sono costrette a ritirarsi dal territori. Ne consegue una lotta interna che vede contrapposti i Fucilieri Lettoni (appoggiati dai Soviet) alle truppe tedesche antibolsceviche (appoggiate dai britannici): nell’agosto del 1920, prevale la scelta democratica e la Russia bolscevica rinuncia ad ogni rivendicazione sulla Lettonia.
Il periodo successivo di relativa prosperità si conclude con il colpo di stato del ’34 propugnato da Ulmanis, prima che il patto Molotov – Ribbentropp non porti all’instaurazione del solito “governo fantoccio” e non segni la sovietizzazione del Paese: il 21 luglio 1940 la Lettonia perde l’indipendenza.
La breve parentesi di occupazione nazista, viene presto spazzata via dall’insuccesso tedesco nel secondo conflitto mondiale: all’indomani della disfatta di Stalingrado, il Terzo Reich è prossimo alla capitolazione e l’Armata Rossa riesce agevolmente a rioccupare il territorio lettone. La stalinizzazione, la russificazione e l’industrializzazione sono i tre lunghi passi che conducono lentamente alla fine degli anni Ottanta quando gli effetti della perestrojka si riflettono prepotentemente anche sulla popolazione della Lettonia.
Le premesse per la secessione maturano nel luglio del 1989 e si concretizzano attraverso il successo del Fronte Popolare Lettone nel marzo del’90: ma la repressione sovietica non si risparmia. Occorre attendere il 1991: il 21 agosto, in seguito al referendum del 3 marzo, la Lettonia viene riconosciuta indipendente dalla nuova Russia di Eltsin.
Nel 1993 viene ripristinata la costituzione del ’22 e nel maggio 2004 la Lettonia entra nell’Unione Europea (dopo essere stata accolta nella Nato durante il mese di marzo).Storia contemporanea Nel corso del primo Ottocento nasce e si sviluppa l’associazione dei Giovani Lettoni (Jaunlatviesi) che rivendica clandestinamente l’indipendenza culturale, politica e linguistica della nazione lettone: durante e dopo la rivoluzione di febbraio (1905) si intensifica l’antizarismo, ma alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, la Lettonia ottiene privilegi considerevoli dalla Russia: autonomia amministrativa e creazione di otto reggimenti militari. Il patto di Brest – Litovsk del marzo 1918 (che garantisce al Kaiser il controllo di Livonia e Curlandia), viene annullato con la sovietizzazione della Russia e le truppe tedesche sono costrette a ritirarsi dal territori. Ne consegue una lotta interna che vede contrapposti i Fucilieri Lettoni (appoggiati dai Soviet) alle truppe tedesche antibolsceviche (appoggiate dai britannici): nell’agosto del 1920, prevale la scelta democratica e la Russia bolscevica rinuncia ad ogni rivendicazione sulla Lettonia.
Il periodo successivo di relativa prosperità si conclude con il colpo di stato del ’34 propugnato da Ulmanis, prima che il patto Molotov – Ribbentropp non porti all’instaurazione del solito “governo fantoccio” e non segni la sovietizzazione del Paese: il 21 luglio 1940 la Lettonia perde l’indipendenza.
La breve parentesi di occupazione nazista, viene presto spazzata via dall’insuccesso tedesco nel secondo conflitto mondiale: all’indomani della disfatta di Stalingrado, il Terzo

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